STOP AT NOTHING

ITALIAN ART FROM THE 1950S TO TODAY

 

 

Melzi Fine Art presso Alon Zakaim Fine Art, 5-7 Dover St. London W1S 4LD

 

1 - 30 Ottobre 2015

Turi Simeti, Un ovale blu, 1968

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Toni Costa, Dinamica visuale, 1967

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Arnaldo Pomodoro, Disco in forma di rosa del deserto, 2006

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Melzi Fine Art e Alon Zakaim Fine Art sono orgogliosi di presentare Stop at Nothing, mostra dedicata all’arte italiana del dopoguerra, dal 1950 ai giorni nostri. Un periodo dinamico e contraddittorio rievocato attraverso la duratura influenza di artisti quali Lucio Fontana, Piero Manzoni, Agostino Bonalumi, Dadamaino e Turi Simeti, che vede l’arte in stretta connessione con il progresso sociale, industriale ed economico.

In concomitanza con Frieze a Londra e le Italian sales di Christie’s e Sotheby’s, la mostra ripercorre i legami tra le esperienze di ricerca dello “Zero”, caratteristiche degli anni  cinquanta e sessanta, e artisti italiani contemporanei come Marcello Lo Giudice, Giuseppe Amadio e Matteo Negri.

 

Nel 1966 il termine pittura oggetto (object painting) viene  coniato in riferimento ad un approccio innovativo alla superficie adottato da Agostino Bonalumi e Dadamaino negli anni cinquanta, a partire dalla loro adesione ad Azimut/h, rivista d’avanguardia e galleria milanese: l’estroflessione e la violazione del supporto sono il risultato di una presa di distanze nei confronti dell’arte informale, la manipolazione della tela e il monocromatismo enfatizzano la superficie mettendone in luce ombre e profili. Nell’intento di esplorare la vacuità, lo spazio negativo e positivo, l’astrazione diventa concretezza e l’uso di tonalità pure, più spesso il bianco, il nero e i colori primari, riflettono il sentito desiderio di un nuovo inizio dopo i drammatici eventi della guerra.

Nell’opera di Turi Simeti Un ovale blu la forma ovale, ricorrente nella produzione dell’artista, si estende oltre lo spazio della tela deformando la superficie circostante nella sperimentazione di nuove possibilità emotive; i primi Achromes di Piero Manzoni sono parte di una più ampia e “immacolata” serie iniziata nel 1957 in cui la superficie si configura come spazio aperto a significati infiniti. Tutte queste ricerche sono accomunate da una produzione schematica e seriale, perfettamente rispondente alle dinamiche del progresso industriale, che avrebbe avuto un impatto clamoroso sulle generazioni successive.

La mostra enfatizza anche gli sviluppi dell’arte cinetica programmata nel corso degli anni sessanta e settanta, che vede Toni Costa, fondatore del Gruppo N, e Alberto Biasi tra i suoi principali esponenti. Nel manifesto, sottoscritto nel 1961, i membri si dichiarano “disegnatori sperimentali”, uniti nella ricerca di una nuova definizione di arte come unione di pittura, scultura, architettura e produzione industriale; la natura eclettica dell’opera di Dadamaino si rivela qui in uno dei suoi esperimenti ottici realizzati a partire dal 1961.

 

Una moltitudine di interpretazioni che al piano superiore della galleria prendono forma in opere di artisti che, dagli anni settanta ad oggi, hanno rielaborato la ricchezza delle modalità espressive attuate dai grandi maestri della pittura oggetto per dare vita ad un linguaggio nuovo e personalissimo:  Matteo Negri, Giuseppe Amadio, Stefano Perrone, Marcello Lo Giudice e il fotografo  Riccardo Bagnoli,  conservano nelle loro creazioni i riferimenti ai maestri italiani della generazione precedente ma spingono le possibilità fisiche dei materiali in nuove ed eccitanti direzioni.